Oggi è successo di nuovo.
Una giovane paziente entra in studio per prenotare l’estrazione dei denti del giudizio. Le chiediamo se ha già eseguito radiografie recenti. La risposta purtroppo non mi sorprende:
“Ho fatto la panoramica e la TAC in un altro studio… ma non vogliono darmi la TAC.”
Non è mia abitudine giudicare il lavoro dei colleghi. Ogni situazione clinica è diversa e va valutata nel suo contesto.
C’è però un principio su cui non possono esserci ambiguità: le radiografie fanno parte della documentazione sanitaria del paziente e devono essere consegnate se richieste.
Perché è importante?
Una radiografia non è “dello studio”, nemmeno se è stata eseguita gratuitamente
È un esame eseguito su un paziente, che contiene dati sanitari personali.
Non consegnarla può comportare un problema concreto: il paziente, per proseguire le cure altrove, potrebbe essere costretto a ripetere l’esame, esponendosi inutilmente a nuove radiazioni.
Uno dei principi fondamentali della radioprotezione è proprio questo: evitare esposizioni non necessarie.
Cosa dice la normativa?
- Il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR) riconosce al paziente il diritto di accesso ai propri dati sanitari.
- Le Raccomandazioni del Ministero della Salute del 29 maggio 2010 sull’utilizzo della CBCT (Cone Beam CT) prevedono espressamente che l’iconografia completa dell’esame venga consegnata al paziente, anche in formato digitale, per consentire valutazioni da parte di altri specialisti o per motivi medico-legali.
Questo significa che:
- panoramiche
- radiografie endorali
- CBCT (Una sorta di TAC)
devono essere rese disponibili al paziente in formato leggibile e utilizzabile, non come stampa sbiadita su un foglio di carta, utile solo per fare un aeroplanino.
Per quanto riguarda la CBCT la normativa non lascia spazio ad equivoci:
“deve essere effettuata la consegna al paziente dell’iconografi a completa dell’esame (anche in formato digitale) necessaria per eventuale comparazione con esami precedenti o successivi, oltre che per valutazioni da parte di altri specialisti, nonché per motivi medico-legali”.
Quindi la consegna non è una concessione, ma un preciso obbligo che dovrebbe essere soddisfatto anche senza richiesta del paziente.
Cosa fare se uno studio si rifiuta?
Il primo passo è sempre una richiesta scritta, anche semplice, chiedendo la consegna su supporto digitale.
Nella grande maggioranza dei casi il problema si risolve senza difficoltà.
E se non ci dovesse essere riscontro o se lo studio rispondesse picche? A questo punto consiglio di inviare una richiesta come tramite PEC. Indirizzare per conoscenza la PEC anche all’ordine dei medici competente territorialmente, potrebbe renderla molto più persuasiva.
La trasparenza non è un favore: è parte integrante della buona pratica medica.
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