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	<title>Top post | Studio Dr. Emilio Corvino</title>
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	<description>Dentista in Borgo San Lorenzo</description>
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	<title>Top post | Studio Dr. Emilio Corvino</title>
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		<title>Le radiografie sono del paziente: perché devono essere consegnate</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 21:11:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Le radiografie sono dati sanitari personali che devono essere consegnati al paziente che li richiede. La normativa garantisce questo diritto e la trasparenza è essenziale nella pratica medica. Ecco i passi da seguire in caso di rifiuto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><!-- divi:paragraph --></p>
<p>Oggi è successo di nuovo.</p>
<p> Una giovane paziente entra in studio per prenotare l’estrazione dei denti del giudizio. Le chiediamo se ha già eseguito radiografie recenti. La risposta purtroppo non mi sorprende:</p>
<p>“Ho fatto la panoramica e la TAC in un altro studio… ma non vogliono darmi la TAC.”</p>
<p>Non è mia abitudine giudicare il lavoro dei colleghi. Ogni situazione clinica è diversa e va valutata nel suo contesto.</p>
<p>C’è però un principio su cui non possono esserci ambiguità: <strong>le radiografie fanno parte della documentazione sanitaria del paziente e devono essere consegnate se richieste.</strong></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché è importante?</strong></h2>
<p>Una radiografia non è “dello studio”, nemmeno se è stata eseguita gratuitamente</p>
<p>È un esame eseguito su un paziente, che contiene dati sanitari personali.</p>
<p>Non consegnarla può comportare un problema concreto: il paziente, per proseguire le cure altrove, potrebbe essere costretto a ripetere l’esame, <strong>esponendosi inutilmente a nuove radiazioni.</strong></p>
<p> Uno dei principi fondamentali della radioprotezione è proprio questo:  <strong>evitare esposizioni non necessarie.</strong></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa dice la normativa?</strong></h2>
<ul class="wp-block-list">
<li>Il <strong>Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR)</strong> riconosce al paziente il diritto di accesso ai propri dati sanitari.</li>
<p><!-- /divi:list-item --> <!-- divi:list-item --></p>
<li>Le <strong>Raccomandazioni del Ministero della Salute del 29 maggio 2010</strong> sull’utilizzo della CBCT (Cone Beam CT) prevedono espressamente che <strong>l’iconografia completa dell’esame venga consegnata al paziente, anche in formato digitale</strong>, per consentire valutazioni da parte di altri specialisti o per motivi medico-legali.</li>
<p><!-- /divi:list-item --></ul>
<p> Questo significa che:</p>
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<p><!-- divi:list --></p>
<ul class="wp-block-list"><!-- divi:list-item --></p>
<li>panoramiche</li>
<p><!-- /divi:list-item --> <!-- divi:list-item --></p>
<li>radiografie endorali</li>
<p><!-- /divi:list-item --> <!-- divi:list-item --></p>
<li>CBCT (Una sorta di TAC)</li>
<p><!-- /divi:list-item --></ul>
<p> devono essere rese disponibili al paziente in formato leggibile e utilizzabile, non come stampa sbiadita su un foglio di carta, utile solo per fare un aeroplanino.<br />Per quanto riguarda la CBCT la normativa non lascia spazio ad equivoci: <br /><em>“deve essere effettuata la consegna al paziente dell’iconografi a completa dell’esame (anche in formato digitale) necessaria per eventuale comparazione con esami precedenti o successivi, oltre che per valutazioni da parte di altri specialisti, nonché per motivi medico-legali”.</em></p>
<p> Quindi la consegna non è una concessione, ma un preciso obbligo che dovrebbe essere soddisfatto anche senza richiesta del paziente.</p>
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<p><!-- divi:heading --></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare se uno studio si rifiuta?</strong></h2>
<p>Il primo passo è sempre una richiesta scritta, anche semplice, chiedendo la consegna su supporto digitale.</p>
<p>Nella grande maggioranza dei casi il problema si risolve senza difficoltà.</p>
<p>E se non ci dovesse essere riscontro o se lo studio rispondesse picche? A questo punto consiglio di inviare una richiesta come tramite PEC. Indirizzare per conoscenza la PEC anche all&#8217;ordine dei medici competente territorialmente, potrebbe renderla molto più persuasiva. </p>
<p> La trasparenza non è un favore: è parte integrante della buona pratica medica.</p>
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		<title>Dallo studio della  piorrea una terapia per l&#8217;Alzheimer</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2019/10/28/dallo-studio-della-piorrea-una-terapia-per-lalzheimer/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 10:55:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[PIORREA]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste una associazione tra piorrea (parodontite) e malattia di Alzheimer. Un recente studio ha messo in evidenza la presenza di molecole prodotte dal batterio responsabile della parodontite nel cervello di pazienti malati di Alzheimer. Una molecola che blocca l'azione di alcuni fattori di virulenza di questo batterio si è dimostrata efficace in uno studio nel topo e sta per partire la sperimentazione nell'uomo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Che la piorrea, più propriamente detta parodontite, sia un importante fattore di rischio per l&#8217;insorgenza di altre malattie, è noto da tempo. Infatti la piorrea è legata all&#8217;insorgenza di <a href="https://www.emiliocorvino.it/parodontite-e-malattie-cardiovascolari-la-relazione-pericolosa/">aterosclerosi e malattie cardiovascolari</a>, <a href="https://www.emiliocorvino.it/bocca-sana-aspettando-bambino-sano/">complicanze durante la gravidanza</a>, <a href="https://www.gengive.org/2018/02/08/la-parodontite-come-rischio-per-il-diabete/">diabete</a>. Più recentemente è stata riscontrata l&#8217;associazione tra <a href="https://www.nature.com/articles/bdjteam201662">piorrea e malattia di Alzheimer</a>. Il batterio chiave responsabile della insorgenza della piorrea  è il <em>Porphyromonas gingivalis</em>. La presenza di <em>P. gingivalis</em> aumenta l&#8217;accumulo nel cervello di beta-amiliode e grovigli  di  proteina Tau, aspetti che caratterizzano la malattia di Alzheimer. In un recente <a href="https://advances.sciencemag.org/content/5/1/eaau3333">articolo scientifico </a>, pubblicato su di una importante rivista,  è stato evidenziato come questo batterio e alcuni suoi fattori di virulenza siano presenti in quantità maggiore nei cervelli e nel liquido spinale delle persone malate di Alzheimer. Un ruolo chiave sembra essere giocato proprio da alcuni fattori di virulenza, noti come RgpA, RgpB and Kgp, appartenenti alla famiglia denominata <em>gingipains</em>. È stato dimostrato come nel topo l&#8217;infezione con <em>P. gingivalis </em>provochi lesioni simili a quelle riscontrate nei pazienti affetti da Alzheimer e. soprattutto,  come alcune molecole sviluppate per inibire l&#8217;azione della <em>gingipains</em> siano protettive nei confronti del cervello. <br>La <a href="https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/10/19/news/c_e_un_legame_tra_batteri_e_alzheimer_via_a_studio_clinico_in_usa_ed_europa-238975658/">notizia</a> di questi giorni è che è partito il reclutamento per un <a href="https://gaintrial.com">trial</a> clinico che mira a reclutare 570 soggetti in 90 centri di ricerca in USA e Europa.  Lo scopo di questo studio è valutare la tossicità e l&#8217;efficacia di questo nuovo farmaco, denominato COR388. I primi risultati sono attesi per il 2021. Se questo trial clinico dovesse dare i risultati sperati, si aprirebbero scenari importanti per la terapia di questa malattia.</p>



<p><br>La malattia di Alzheimer colpisce più di 40 milioni di persone al mondo e circa un milione in Italia. L&#8217;impatto per i malati, i loro familiari e la società è altissimo ed enormi sono le implicazioni economiche di questa malattia. Siamo in una fase assolutamente precoce nello sviluppo di una possibile terapia, per cui non è opportuno abbandonarsi a facili entusiasmi. Di una cosa però abbiamo già la certezza: la salute orale è strettamente correlata alla salute generale e prendersi cura della propria bocca e di quella dei propri cari, come i figli, dovrebbe essere impegno di tutti, pazienti e operatori sanitari.</p>



<p></p>
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		<title>Lo sbiancamento dentale</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2018/03/26/lo-sbiancamento-dentale/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 21:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo sbiancamento è un trattamento sempre più richiesto dai pazienti che vogliono tornare a sorridere senza imbarazzo. Nuovi prodotti e procedure permettono oggi di ottenere ottimi risultati in poco tempo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo sbiancamento dentale è un trattamento sempre più richiesto dai pazienti e può dare enormi soddisfazioni al paziente e, di conseguenza al professionista. Lo sbiancamento può infatti avere un impatto positivo sulla qualità della vita e permettere di tornare a sorridere liberamente e mostrare i propri denti senza imbarazzo, come provato in questo studio scientifico <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0300571213003229?via%3Dihub">https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0300571213003229?via%3Dihub</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti più usati sono a base di perossido di carbamide, sostanza che provoca lo sbiancamento grazie alla liberazione di ossigeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i prodotti di recente formulazione, molto meno aggressivi che in passato, sembrano ormai abbondantemente superati quelli che erano i piccoli inconvenienti che potevano essere causati dallo sbiancamento, come ad esempio la sensibilità, che ora è molto rara. Esistono diverse formulazioni e procedure per portare a termine lo sbiancamento. Alcune riservate a denti devitalizzati, altre ai denti vitali e possono essere effettuate in studio o a domicilio, in base alle necessità cliniche. I risultati migliori si ottengono sottoponendosi ad una seduta di igiene immediatamente prima dello sbiancamento. Il consiglio è sempre quello di discuterne con il proprio dentista, insieme al quale concordare la tipologia di trattamento più adatta al singolo caso.</p>
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		<title>Traumi ai denti nei bambini e nei ragazzi: come prevenirli e come gestirli</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2018/01/21/traumi-ai-denti-nei-bambini-e-nei-ragazzi-come-prevenirli-e-come-gestirli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2018 22:13:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Traumi denti]]></category>
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					<description><![CDATA[Più del 50% dei ragazzi subisce uno o più  traumi ai denti. Fondamentali sono il recupero e la corretta conservazione dei frammenti o dei denti che hanno subito un'avulsione a causa del trauma. Reimpiantare tempestivamente un dente può permettere una perfetta guarigione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">  I traumi  ai denti sono un&#8217;evenienza molto frequente soprattutto nei bambini e nei ragazzi, tanto da meritare l&#8217;elaborazione di<a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1872_allegato.pdf" target="_blank" rel="noopener"> linee guida</a> ufficiali da parte del Ministero della Salute. I dati a disposizione ci dicono infatti che più di un quinto dei ragazzi ha subito uno o più traumi ai denti in età scolare. È importante sapere che ciò che viene fatto nelle immediatezza del trauma, ancor prima di recarsi in ospedale o dal dentista, può influenzare in modo decisivo il destino del sorriso dei nostri  figli o dei bambini dei quali ci prendiamo cura.</p>
<p style="text-align: justify;">  Innanzitutto, come sempre in medicina, fondamentale è la prevenzione.  È dimostrato che i bambini obesi sono più facilmente soggetti a cadute e di conseguenza a traumi ai denti. Un motivo in più, per prestare attenzione alla corretta alimentazione dei più piccoli. Inoltre i bambini che hanno gli incisivi particolarmente sporgenti vanno incontro a traumi dentali più frequenti e più gravi. L&#8217;abitudine di succhiare il ciuccio o il dito è responsabile di questo tipo di malocclusione, per cui, come raccomandato dalle<em><a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2073_allegato.pdf" target="_blank" rel="noopener"> Linee Guida Nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva</a>, </em>questa abitudine andrebbe interrotta prima dei 3 anni di età. È poi raccomandabile l&#8217;uso del paradenti durante le attività sportive.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>  Ma come comportarci se ci troviamo a prestare soccorso ad un bambino o ad un ragazzo che ha subito un trauma ai denti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">  In caso si sia fratturata la corona di uno o più denti, la cosa più importante è cercare di recuperare tutti i frammenti e conservarli in un  liquido adatto.  L&#8217;ideale sarebbe la soluzione fisiologica sterile, o, in alternativa, soluzione per lenti a contatto, latte o saliva. A questo punto è opportuno recarsi da un dentista o presso una struttura ospedaliera dotata di servizio odontoiatrico. Queste indicazioni vanno seguite sia per fratture occorse ai denti  decidui (di latte), che ai denti permanenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>  E nel caso un dente dovesse essere caduto a causa del trauma? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">  In questo caso va fatta una differenza tra denti decidui (di latte) e permanenti. Nel primo caso il reimpianto non è raccomandato, vi consigliamo comunque di cercare di recuperare il dente, di conservarlo in un liquido adatto e recarvi dal dentista. In caso invece dell&#8217;avulsione di un dente permanente, quello che viene fatto  e la tempestività di intervento fanno veramente la differenza. Il dente va reimpiantato il prima possibile: se il dente avulso viene reimpiantato entro 5 minuti, le percentuali di guarigione sono molto alte, mentre se il dente rimane a secco più di 10 minuti, la possibilità di guarigione scendono al 50%.</p>
<p style="text-align: justify;">  Quindi come comportarsi? Innanzitutto bisogna ritrovare il dente, maneggiarlo con cura dalla corona ed evitare di toccarne la radice. A questo punto lavatelo sotto acqua corrente fredda (mi raccomando, chiudete lo scarico del lavandino con un tappo), e provate a reinserirlo al suo posto. Nel caso non ci doveste riuscire, mettetelo in un contenitore con soluzione fisiologica o latte e recatevi  tempestivamente dal dentista più vicino, visto che anche 10 minuti possono fare la differenza. Naturalmente anche nel caso foste riusciti a reimpiantare il dente, è necessario recarsi immediatamente dal dentista, che provvederà a stabilizzarlo e a pianificare gli interventi e i controlli successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo <a href="https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2021/08/MANIFESTO-TRAUMI-DENTALI.pdf" target="_blank" rel="noopener">link </a> potrete scaricare un poster riassuntivo elaborato dalle principali società scientifiche nazionali, con il patrocinio del Ministero della salute e della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Piercing alla lingua e alle labbra, quali sono i rischi e le possibili complicanze?</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2017/02/06/piercing-alla-lingua-e-alle-labbra-quali-sono-i-rischi-e-le-possibile-complicanze/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 14:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I  piercing a labbra e lingua sono sempre più diffusi soprattutto tra i giovani, ma pochi sono consapevoli dei rischi cui si può andare incontro, che possono andare da lesioni a denti e gengiva a infezioni gravi e potenzialmente mortali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="et_pb_section et_pb_section_1 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: justify;"> La pratica del piercing è oggigiorno sempre più diffusa e spesso interessa regioni molto delicate quali la lingua e le labbra. Ma quali sono i rischi e le possibili complicanze associate a questa pratica? Numerosi studi sono stati dedicati a questo argomento mettendo in evidenza l&#8217;evenienza di gravi complicanze quali <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20885356" target="_blank" rel="noopener noreferrer">endocarditi</a>, <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11002330" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tetano</a>, <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12522766" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ascessi cerebrali</a>, <a href="http://www.ajemjournal.com/article/S0735-6757(10)00430-4/abstract" target="_blank" rel="noopener noreferrer">emorragie</a> o <a href="http://www.dentalsolutionstoronto.com/articles/atypicaltrigenin.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gravi nevralgie</a>. Queste complicanze, seppur potenzialmente mortali, sono piuttosto rare, anche se la competenza dell&#8217;operatore può fare la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">  Esistono però alcune complicanze che comprendono danni a denti e tessuti molli, in particolari gengivali, che sono invece sono di frequente associati a queste procedura e delle quali la persona che vi si sottopone dovrebbe essere debitamente informata dall&#8217;operatore cui si rivolge.<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25690049" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Un articolo scientifico del 2016</a>, ha cercato di approfondire la questione, mettendo insieme e analizzando i dati raccolti da studi precedenti in una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_sistematica">revisione sistematica </a>della letteratura. I risultati mettono in evidenza come praticamente la metà dei soggetti con piercing alle labbra o alla lingua vada incontro a recessione gengivale, che consiste in un abbassamento del livello della gengiva con esposizione della radice di uno o più denti. Questa perdita di tessuto gengivale, che può essere ripristinato solo tramite intervento chirurgico, è dovuto al trauma meccanico che le componenti del piercing stesso esercitano sulla gengiva.</p>
<p style="text-align: justify;">  Non solo le gengive posso essere vittime di questa pratica: il 26% di chi presenta un piercing al labbro va infatti incontro a danni ai denti, che possono essere delle semplici scheggiature fino ad arrivare a vere e proprie fratture, mentre per chi presenta un piercing alla lingua la percentuale sale addirittura al 37%.</p>
<p style="text-align: justify;">  Il dato  preoccupante è però un altro: in uno <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4523253/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a> condotto in Italia su adolescenti e giovani adulti è stato messo in evidenza come una minima parte di questi siano informati dei rischi e complicanze associati a questa pratica, il che significa che non erano stati debitamente informati a riguardo. Esiste un altro aspetto fondamentale poi cui prestare attenzione: la formazione e la preparazione di chi esegue queste pratica. In Italia la normativa cambia da regione a regione e, seppur di base preveda corsi di formazione di diverse ore per poter diventare tatuatori ed esecutori di piercing, le differenze tra le regioni possono essere eclatanti. Basti pensare che nel Lazio è sufficiente un corso di 90 ore, mentre in Toscana bisogna seguire un corso di 600 ore. Un <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4333606/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test</a> per valutare la conoscenza  dell&#8217;anatomia delle labbra, delle lingua, della conoscenza delle complicanze di queste pratiche, è stato sottoposto agli operatori di una provincia italiana, con risultati a mio parere inquietanti che potete trovare riassunti nel grafico che segue.</p>
<p><div id="attachment_640" style="width: 777px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2017/02/Schermata-2017-02-06-alle-11.41.47.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-640" class="wp-image-640 size-full" src="https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2017/02/Schermata-2017-02-06-alle-11.41.47.png" width="767" height="612" srcset="https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2017/02/Schermata-2017-02-06-alle-11.41.47.png 767w, https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2017/02/Schermata-2017-02-06-alle-11.41.47-300x239.png 300w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></a><p id="caption-attachment-640" class="wp-caption-text">Risultato di un questionario cui sono stati sottoposti tatuatori e piercier della provincia di Latina. Tratto da Awareness of risks related to oral piercing in Italian piercers. Pilot study in Lazio Region.Vozza I, Fusco F, Bove E, Ripari F, Corridore D, Ottolenghi L. Ann Stomatol (Roma). 2015 Feb 9;5(4):128-30.</p></div></div>
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		<title>Implantologia a carico immediato: è sempre la soluzione migliore?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 16:28:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'implantologia a carico immediato è ormai una pratica ben consolidata,  ma non sempre è possibile metterla in pratica. Vediamo quando è possibile realizzarla]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;inserimento di<a href="http://www.emiliocorvino.it/le-prestazioni/implantologia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> impianti</a> al fine di ripristinare l&#8217;estetica e la funzione di chi ha perso i propri denti o questi siano irrecuperabili, è ormai una pratica sempre più diffusa. Il protocollo chirurgico-protesico tradizionale, definito a<a href="http://www.endoexperience.com/userfiles/file/CD003878.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> &#8220;carico convenzionale&#8221;</a>, prevede un periodo di guarigione dopo l&#8217;inserimento degli impianti, prima che su questi venga applicata la protesi. Questo periodo è variabile tra i due e i sei mesi. La logica alla base di questo protocollo è quella di permettere la guarigione dell&#8217;osso che circonda gli impianti, una volta che questi sono stati inseriti, al fine di ottenere la formazione di un vero e proprio legame tra osso e impianti, definito <a href="http://medical-dictionary.thefreedictionary.com/osteointegration" target="_blank" rel="noopener noreferrer">osteointegrazione</a>. Il grosso svantaggio di questo modo di procedere, è quello di dover rimanere senza denti per un periodo lungo, durante il quale può essere anche poco confortevole utilizzare una protesi mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli anni sono cambiate molte cose, dalle esigenze dai pazienti, alla morfologia degli impianti, nonché le loro caratteristiche di superficie. Questo ha permesso di ridurre i tempi di guarigione, fino ad azzerarli nella pratica, ormai diffusa del<a href="http://www.endoexperience.com/userfiles/file/CD003878.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> carico immediato</a>, ovvero nell&#8217;applicazione della protesi nello stesso giorno nel quale gli impianti sono stati inseriti e comunque non oltre il settimo giorno dalla chirurgia. Questa procedura ha dimostrato di poter portare ad ottimi risultati, spesso sovrapponibili a quelli ottenuti seguendo i protocolli che prevedono guarigioni più o meno lunghe. Ma c&#8217;è un ma. I risultati sono ottenibili solo a patto che gli impianti, una volta inseriti , trovino una buona stabilità nell&#8217;osso, in modo da permettere l&#8217;immediata protesizzazione senza correre il rischio di compromettere il risultato finale. Un impianto che all&#8217;inserimento non trova alta stabilità nell&#8217;osso, non è un impianto destinato al fallimento, ma è un impianto che ha bisogno di un periodo di guarigione più lungo prima di essere caricato. Esistono tecniche chirurgiche che permettono di ottenere un&#8217;alta stabilità  dell&#8217;impianto, ma se la densità ossea è molto bassa  può comunque essere impossibile raggiungere questo risultato, fondamentale perchè ci siano tutte le premesse per il raggiungimento del successo implantoprotesico. Per cui il carico immediato rappresenta una importante opportunità, che dona grandi soddisfazioni al paziente e al professionista, ma vanno selezionati con attenzione i pazienti e le condizioni nelle quali poterlo mettere in pratica e, soprattutto, non può essere garantita a priori la certezza assoluta di poterlo realizzare. Pensateci, soprattutto se avete fatto un viaggio di qualche centinaio di chilometri, magari all&#8217;estero, con la promessa garantita di tornare con i denti fissi su impianti. E soprattutto ricordate che in odontoiatria, come del resto in ogni altro campo, &#8220;veloce, fatto bene ed economico&#8221; difficilmente possono coesistere.</p>
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		<title>Lavarsi le mani può salvare tante vite</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 17:40:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un gesto quotidiano, la cui importanza è stata scoperta a metà dell'800  da Ignác Semmelweis, il medico che scoprì che lavarsi le mani può salvare molte vite umane. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quante volte al giorno ci laviamo le mani? O meglio, quante volte al giorno dovremmo lavarci le mani? È un gesto che ormai diamo per scontato, mentre fino a circa 150 anni fa per i medici era un gesto di nessuna importanza e uscire dalla sala settoria dopo aver effettuato un’autopsia per andare a far partorire una donna, senza pensare minimamente di fare questo gesto, era la routine di tutti gli ospedali.  Se oggi questo gesto è diventato il pilastro alla base delle procedure di<a href="http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/OmsIca09.asp" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> igiene e prevenzione</a> in tutti gli ambiti (socio-sanitari, sanitari, alimentari, educativi) lo dobbiamo ad un geniale e testardo medico ungherese chiamato Ignác Semmelweis, che è considerato il “<a href="http://semmelweis.hu/english/the-university/ignac-semmelweis/semmelweis200/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Salvatore delle madri</a>”. Il Dr. Semmelweis era un medico nato a Tabàn  e nel 1818 che nel 1846 ottenne un incarico presso la prima divisione di ostetricia dell’Ospedale Generale di Vienna, considerato il più moderno ospedale europeo dell’epoca. Nell’ospedale di Vienna esisteva una seconda divisione di ostetricia, dove i parti venivano seguiti dalle ostetriche, a differenza della prima nella quale dei parti si occupavano prevalentemente i medici. Tra le due divisioni esisteva una enorme differenza in termini di mortalità delle partorienti a causa delle cosiddetta <em>febbre puerperale</em>, una infezione molto grave, che a partenza dall’utero portava rapidamente alla compromissione sistemica e quindi alla morte. Nella divisione gestita dalle ostetriche la mortalità era di circa l’1%, mentre nella prima divisione era superiore al 10%. Il dr Semmelweis, appena arrivato in reparto, iniziò a studiare il problema, ipotizzando anche cause che oggi ci fanno un po’ sorridere, ma nessuno si rivelò esatta e nessuna riusciva comunque a spiegare la differenza di mortalità tra i due reparti. Un giorno però avvenne una disgrazia che lo portò a formulare la giusta ipotesi. Jacob Kolletschka, suo amico e collega, si ferì durante un’autopsia e dopo pochi giorni si ammalò e morì. All’esame autoptico furono riscontrate lesioni interne simili a quelle che venivano riscontrate nelle donne morte di febbre puerperale. Semmelweis ipotizzò quindi che potesse esistere un vero e proprio sistema dove la morte alimentava la morte: i medici praticavano l’autopsia alle donne morte per febbre puerperale, poi senza lavarsi efficacemente le mani andavano a visitare le partorienti, che quindi si ammalavano per poi morire di febbre puerperale ed essere quindi sottoposte ad autopsia dai medici, che poi avrebbero fatto partorire altre donne che si sarebbero quindi ammalate….</p>
<p style="text-align: justify;">Era il 1847. Semmelweis decise di obbligare tutti i medici a lavarsi le mani con cloruro di calce prima di entrare nel padiglione e diede disposizioni che a tutte le partorienti venissero cambiate le lenzuola dei letti di degenza con lenzuola pulite. Un anno dopo l&#8217;introduzione di queste procedure,  la mortalità del padiglione 1 era scesa dal 10% all’1%. Invece di essere preso in spalla e portato in processione lungo tutta la città, trovò l’opposizione della direzione sanitaria, la quale non poteva tollerare che un medico, uno straniero per giunta, desse disposizioni del genere, considerando di fatto i medici come degli untori. Fu licenziato e si trasferì in Ungheria, dove applicò le stesse procedure, ottenendo gli stessi risultati. Anche qui la comunità scientifica si scagliò contro di lui, che finì per impazzire ed essere ricoverato in manicomio, dove morì nel 1865. Il riconoscimento fu solo postumo: la città di Budapest nel 1894 gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente è stata collocata davanti all&#8217;ospedale San Rocco, e infine gli intitolò la Clinica Ostetrica dell&#8217;Università. Dal 1969 l’università di Budapest è stata rinominata “Università Semmelweis” e nel 2014 l’UNESCO ha inserito i documenti delle sue scoperte nel <a href="http://www.unesco.org/new/en/communication-and-information/flagship-project-activities/memory-of-the-world/register/full-list-of-registered-heritage/registered-heritage-page-8/semmelweis-discovery/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">registro della Memoria del Mondo</a>. Il celebre dermatologo Ferdinand von Hebra che dall’inizio aveva difeso il lavoro del dr Semmelweis a proposito di questa vicenda disse: &#8220;Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che conoscere questa storia, quando vedete qualcuno che esce dal bagno senza essersi lavato le mani, o peggio un medico che si avvicina a voi o ad un vostro caro per visitarlo senza aver messo in pratica questa banale ma fondamentale manovra di igiene, penserete al dr. Semmelweis e al suo triste destino.</p>
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		<title>Le devitalizzazioni provocano il cancro? Verità o bufala?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 08:51:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Periodicamente in rete circola la notizia che le devitalizzazioni possono essere causa di importanti malattie. C'è qualcosa di vero o è la solita bufala?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo circola la notizia secondo le quale le devitalizzazioni possono essere pericolose e provocare addirittura il cancro al seno e l&#8217;infarto. In questa pagina dal titolo &#8220;<a href="http://www.retenews24.it/rtn24/salute-2/devitalizzare-un-dente-puo-causare-tumore-al-seno-e-infarto-lultima-scoperta/" target="_blank" rel="noopener"><em>Devitalizzare un dente può causare tumore al seno e infarto: L’ultima scoperta&#8221;</em></a>, si sostiene che la devitalizzazioni sono la causa di malattie degenerative, cancro e malattie cardiovascolari. Nell&#8217;articolo non c&#8217;è nessuno riferimento diretto e preciso a studi scientifici a sostegno di questa gravissima affermazione, che se fosse vera avrebbe un impatto drammatico sulle milioni di persone che sono sottoposte nel mondo a questa terapia. La cosa che colpisce immediatamente leggendo l&#8217;articolo è come questa &#8220;ultima scoperta&#8221;  sia una scoperta degli anni 20. L&#8217;articolo poi prosegue con una serie di affermazioni a tratti deliranti, come il sostenere che i dentisti non conoscano la complessità dell&#8217;anatomia del sistema dei canali radicolari o ritenere la presenza di batteri sinonimo di infezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è qualcosa di vero in quello che è affermato in questo articolo? Le ricerche del dr. Price citato in questo articolo(?) allarmista esistono e hanno portato nella prima metà del 900 ad estrazioni mutilanti di denti facilmente salvabili e recuperabili. L&#8217;analisi della letteratura scientifica già nel 1951 <a href="http://jada.ada.org/issue/S0002-8177(51)X2600-3" target="_blank" rel="noopener">in un numero speciale</a> del <em>Journal of American Dental Association</em> evidenziava che gli studi del Dr. Price non rispettavano molti dei principi  della moderna ricerca scientifica, sia dal punto di vista della impostazione dello studio, che della analisi statistica. Sostenere che &#8220;<em>in uno studio (quale?) eseguito </em><b><em>in 5 anni su 300 casi di cancro al seno, circa il 93% delle donne erano state sottoposte a trattamenti del canale radicolare</em>&#8221; </b>é una affermazione che dal punto di vista dello spessore scientifico è paragonabile all&#8217;affermazione &#8220;<em>il 93% degli uomini che hanno avuto un infarto indossavano l&#8217;orologio al polso sinistro&#8221;</em>. Inoltre l&#8217;affermazione <em>&#8220;l’Associazione Americana del Cuore raccomanda di assumere antibiotici prima di molte procedure dentali di routine per prevenire l’endocardite infettiva (IE), soprattutto nei casi in cui si è affetti da alcune condizioni cardiache che potrebbero essere compromesse da eventuali infezioni</em>.&#8221; è fondamentalmente falsa, visto che<a href="http://circ.ahajournals.org/content/116/15/1736.full.pdf" target="_blank" rel="noopener"> le linee guida </a>della American Heart Association  prevedono la profilassi antibiotica per ridurre il rischio di endocardite soltanto in pochissime condizioni e pazienti a rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della lettura di questo articolo ci si chiarisce finalmente le idee. Infatti in calce all&#8217;articolo si specifica che la fonte di queste  informazioni è il famigerato sito del medico americano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Mercola" target="_blank" rel="noopener">Joseph Mercola</a>, il quale ha costruito un impero economico basato sulla vendita online di prodotti nutrizionali e apparecchiature mediche, esaltandone caratteristiche curative e preventive senza che queste fossero provate. Come conseguenza della sua attività ha ricevuto diverse <a href="http://www.fda.gov/downloads/drugs/guidancecomplianceregulatoryinformation/enforcementactivitiesbyfda/cyberletters/ucm059189.pdf" target="_blank" rel="noopener">lettere</a> di <a href="http://www.fda.gov/downloads/forconsumers/consumerupdates/ucm257649.pdf" target="_blank" rel="noopener">richiamo</a> dalla Food and Drug Administration (il corrispettivo statunitense del nostro Ministero della Salute). Questo personaggio continua comunque a riscuotere successo e ad arricchirsi grazie ad un mix di complottismo, sempre ben accetto da tanti cybernauti, trattamenti olistici e omeopatici. Dopo una rapida ricerca ho potuto verificare che ci troviamo di fronte alla traduzione di <a href="http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2012/02/18/dangers-of-root-canaled-teeth.aspx" target="_blank" rel="noopener">questa pagina</a> del sito del celebre dottore-venditore americano., e già questo è indicativo del livello di informazione di cui stiamo discutendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Verrebbe voglia di non aggiungere altro, ma siccome quando si fa informazione e divulgazione scientifica è necessario dare supporto alle proprie affermazioni, vogliamo tranquillizzare tutti con i risultati di<a href="http://archotol.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1752294" target="_blank" rel="noopener"> questo recente studio scientifico</a>, pubblicato su una prestigiosissima rivista, che ha mostrato come nei pazienti sottoposti a più devitalizzazioni il rischio di ammalarsi di cancro della testa e del collo si riduce del 45%.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, guidati dal vostro dentista di fiducia, sottoponetevi se necessario a questo tipo di cura, consapevoli che l&#8217;estrazione di un dente mantenibile è comunque una mutilazione e che qualsiasi mezzo venga usato per sostituire un dente estratto non sarà nè migliore nè più duraturo del vostro dente naturale, perchè i vostri dentista e i loro collaboratori odontotecnici  non posso offrirvi niente di più duraturo e funzionale di quanto abbia fatto la Natura, ma possono aiutarvi a mantenerlo a lungo in buona salute</p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="font-size:0px;"><a href="https://koupitedpilulky.com">https://koupitedpilulky.com</a></div>
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		<title>La scomparsa di Per-Ingvar Brånemark padre dell&#8217;implantologia moderna</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2014/12/22/scomparsa-per-ingvar-branemark-padre-dellimplantologia-moderna/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 10:15:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È stata annunciata la scomparsa del Prof. Brånemark, considerato il padre della moderna implantologia. Scoprì il fenomeno dell'osteointegrazione nel 1952]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ieri è stata <a href="https://www.nobelbiocare.com/international/en/home/company/media---news/articles/all/the-man-who-made-people-smile.html" target="_blank" rel="noopener">annunciata</a> la scomparsa del Prof. Per-Ingvar Brånemark, considerato a ragione il padre dell&#8217;<a title="Implantologia" href="http://www.emiliocorvino.it/le-prestazioni/implantologia/" target="_blank" rel="noopener">implantologia</a> moderna. Il Prof. Brånemark, di nazionalità svedese, scoprì per caso il fenomeno dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Osteointegrazione" target="_blank" rel="noopener">osteointegrazione</a>, cioè <span class="Apple-style-span" style="color: #252525;"> l&#8217;intima unione tra osso e un impianto artificiale. Le grandi scoperte avvenute per caso in realtà non avvengono mai per caso. Non sono un colpo di fortuna che poteva capitare a chiunque. Se una male cade in testa ad una persona qualsiasi è molto probabile che generi al massimo una imprecazione, ma se la cosa succede ad uno dei più grande <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isaac_Newton" target="_blank" rel="noopener">geni</a> della storia, può far scattare la scintilla che porta alla elaborazione di uno dei principi più importante della fisica. Allo stesso modo trovare qualcosa di ammuffito in frigo fa al massimo riempire prima il cestino della spazzatura, ma per fortuna dell&#8217;umanità successe a Fleming che scoprì la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Penicillina" target="_blank" rel="noopener">penicillina</a>. Il Prof. Brånemark non era un dentista, ma stava studiando il microcircolo usando delle microcamere in titanio inserite nelle tibie di alcuni coniglio quando fece la scoperta che cambiò la storia della odontoiatria. Quando cercò di rimuovere le microcamere si rese conto che si era creato un imtimo contatto tra osso e titanio e che era praticamente impossibile staccare il titanio dall&#8217;osso. Intuì quindi che il titanio, se opportunamente trattato e decontaminato, non solo era biocompatibile, ma poteva integrarsi totalmente con l&#8217;osso, o meglio l&#8217;osso era in grado di creare un intimo contatto con il titanio. Era il 1952. Nel 1965 trattò il suo primo paziente, <span class="Apple-style-span" style="color: #000000;">Gösta Larsson, nato con una malformazione alla mandibola, che grazie all&#8217;inserimento di quattro impianti e di una protesi fissa riuscì per la prima volta a mangiare e parlare normalmente. Quando <span class="Apple-style-span">Il sig. Larsson</span> scomparve nel 2006, dopo oltre quaranta anni, gli impianti inseriti da Brånemark erano ancora in funzione. Da allora più di dieci milioni di pazienti sono stati trattati e la sua scoperta ha rivoluzionato anche altre discipline della medicina, come la chirurgia ortopedica e la chirurgia plastica. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto l&#8217;onore di incontrare il Prof. <strong> </strong>Brånemark a Siena nel 2005, dove venne a tenere una<em> lectio magistralis</em> su invito del Prof. Piero Balleri, direttore del Master in Implantologia che avevo portato a termine l&#8217;anno precedente. Non so cosa proverebbe oggi  un regista nello stringere la mano ai fratelli Lumière, o un appassionato di computer nello stringere la mano a Steve Jobs, ma penso debba essere qualcosa di simile alla sensazione che ho provato io nello stringere la mano a Per-Ingvar Brånemark.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="font-size:0px;"><a href="https://247apotheek.com">https://247apotheek.com</a></div>
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		<title>Dentifricio, prodotti naturali e disinformazione</title>
		<link>https://www.emiliocorvino.it/2014/11/18/dentifricio-prodotti-naturali-disinformazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2014 12:42:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli amanti di terapie naturali ritengono pericolosi i prodotti distribuiti dall'industria. Vediamo cosa pensano alcuni di loro, a torto, del dentifricio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa passeggiando in un centro commerciale sono passato davanti ad una erboristeria, che esponeva in bella mostra alcuni depliant informativi. Il mio occhio è stato immediatamente attratto da un depliant  a cura de<em> I Sostenitori del Naturale curativo</em> che titolava:  &#8220;<strong><i>LAVARSI I DENTI  </i><i>TUTTI I GIORNI? </i><i>Sì, </i></strong><b><i><strong>ma&#8230;</strong>  </i></b><i>Conservanti, fluoruri, SLS e SLES, coloranti, edulcoranti ed aromi artificiali. Questo è tutto ciò che quotidianamente assorbiamo attraverso i comuni dentifrici.&#8221;</i></p>
<p style="text-align: justify;">Il depliant in questione è risultato naturalmente pieno di informazioni errate, prive di ogni fondamento scientifico, intervallate a qualche informazione vera, giusto per rendere credibile il tutto. In particolare riguardo al fluoro e fluoruri:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="color: #000000;">Etichettati nell&#8217;immaginario comune come la panacea di tutti i problemi ai denti e ritenuti essenziali per la prevenzione della carie, fluoro e fluoruri sono in realtà sostanze terribilmente tossiche. Il fluoro è un gas, corrosivo e di odore penetrante; se si pensa che è alla base di gas nervini, orribili armi chimiche di distruzione di massa come Soman e Sarin, appare lampante quanto sia tossico e devastante per la nostra salute. Il fluoro interferisce con numerosissimi meccanismi indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo, arrivando addirittura ad alterare importanti funzioni fisiologiche ed inibendo la crescita e la regolazione a livello cellulare. Ma se è così tossico, perché è inserito e vantato in tutti i dentifrici? Perché è in grado di  trasformare il principale componente dei denti, l&#8217;idrossiapatite, in fluoroapatite. Quest&#8217;ultima è più resistente all&#8217;attacco di acidi che si formano nel cavo orale dopo i pasti. Eppure, anche se sembra un controsenso, la fluoroapatite è più rigida, più resistente agli acidi, ma allo stesso tempo molto più friabile. è stato infatti dimostrato che il fluoro porta alla fluorosi dentale, ossia alla formazione di macchie di colore giallo-marrone e alla corrosione dello smalto.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Fare riferimento alla tossicità del fluoro in questi termini è fuori luogo e volutamente in malafede. È tipico della disinformazione scientifica inserire notizie vere ma totalmente decontestualizzate per diffondere il terrore. Questo meccanismo è esemplarmente spiegato in un <a href="http://medbunker.blogspot.it/2012/11/il-contesto-e-tutto-il-dhmo-e-mortale.html" target="_blank" rel="noopener">articolo di Medbunker</a>, blog dedicato alla divulgazione di informazioni mediche e allo smascheramento di ciarlatani e cure miracolose. Nell&#8217;articolo l&#8217;autore dimostra come sia possibile far apparire l&#8217;innocua acqua come un pericolosissimo veleno, facendo riferimento ad informazioni vere ma totalmente decontestualizzate. Nel nostro caso, ad esempio, la fluorosi è sì una complicanza della somministrazione del fluoro, ma perchè possa presentarsi è necessario che un bambino di 5 anni assuma mezzo tubetto di dentifricio al giorno per un periodo piuttosto lungo, come evidenziato nel 2008 nelle <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_867_allegato.pdf" target="_blank" rel="noopener">Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva</a> dell&#8217;allora Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Assumendo il fluoro seguendo le indicazioni degli esperti del Ministero della salute, che in parte abbiamo sintetizzato <a href="http://www.emiliocorvino.it/qual-e-leffettiva-utilita-del-fluoro-nella-prevenzione-della-carie-nei-bambini/">in questa pagina</a>,  il rischio di fluorosi è decisamente raro, in ogni caso, nullo <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12734021" target="_blank" rel="noopener">dopo gli 8 anni.</a> Come specificato chiaramente dall&#8217;<a href="http://www.who.int/water_sanitation_health/diseases/fluorosis/en/" target="_blank" rel="noopener">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>, la fluorosi è dovuta quasi esclusivamente ad alte concentrazioni di fluoro nelle acque potabili. Dopo le solite farneticazioni che indicano il fluoro come responsabile anche dell&#8217;insorgenza di tutti i tumori del mondo, l&#8217;articolo si conclude con un&#8217;affermazione gravissima.</p>
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<p><a href="http://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2014/11/Schermata-2014-11-17-a-22.50.01.png"><img decoding="async" class="size-full wp-image-557 aligncenter" src="http://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2014/11/Schermata-2014-11-17-a-22.50.01.png" alt="Schermata 2014-11-17 a 22.50.01" width="388" height="68" srcset="https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2014/11/Schermata-2014-11-17-a-22.50.01.png 388w, https://www.emiliocorvino.it/wp-content/uploads/2014/11/Schermata-2014-11-17-a-22.50.01-300x52.png 300w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /></a></p>
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<div style="text-align: justify;">Naturalmente i dati scientifici a disposizione dimostrano esattamente il contrario, ovvero che i dentifrici a base di fluoro sono fondamentali per la prevenzione della carie in adulti e bambini e che addirittura l&#8217;applicazione topica di fluoro va iniziata appena il primo dentino di latte spunta nella bocca del nostro bambino.</div>
<div style="text-align: justify;">Come è possibile che si possano fare affermazioni contrarie alla realtà dei fatti e senza citare nessuna fonte attendibile? Eppure ciò avviene quotidianamente, soprattutto in rete, dove si parla di &#8220;medicina ufficiale&#8221; dando all&#8217;espressione una connotazione fortemente negativa, dove si da credito ad informazioni prive di fonti e si diffida delle informazioni e delle linee guida redatte dagli esperti sulla base dell&#8217;analisi degli studi scientifici. I <em>prodotti naturali</em> vengono contrapposti ai<em> prodotti chimici </em>in una guerra senza senso, come se la natura non fosse fatta di elementi chimici e delle interazioni e reazioni tra di loro. Mi capita non di rado di discutere di questi argomenti e a chi sostiene che i <em>prodotti chimici</em> fanno male a differenza dei <em>naturali, </em>faccio presente che la cicuta è una sostanza esclusivamente naturale, così come la specie batterica che potrebbe procurargli una infezione, mentre l&#8217;antibiotico che potrebbe salvarlo sarà sicuramente prodotto da una demoniaca industria farmaceutica. Consentitemi poi una ultima considerazione: se nel 1959 la speranza di vita in Italia era di circa 65 anni mentre nel 2011 superava gli 80 anni e nello stesso periodo le cure naturali sono state di fatto sostituite da farmaci industriali, siamo proprio sicuri che curarsi con prodotti naturali sia la cosa migliore che si possa fare?</div>
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