È possibile valutare la qualità del lavoro del proprio dentista?

In un momento di ampia e diffusa crisi economica anche le scelte in materia di salute, secondo quanto evidenziato dall’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), vengono profondamente influenzate e a quanto pare non in meglio. Oltre ad un numero sempre più alto di pazienti che rinunciano alle cure odontoiatriche, è in aumento il numero di persone si rivolgono a centri low cost o addirittura si recano all’estero per sottoporsi a cure, mentre c’è chi addirittura continua  ad affidarsi sciaguratamente alle mani di operatori abusivi, che si stima siano circa 15000. Secondo i dati presentati al congresso nazionale ANDI nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012 la percentuale di famiglie che ha fatto ricorso alle cure dentistiche è calata del 3% annuo, mentre le spesa annua è scesa del 30%, evidenziando come ormai molte persone ricorrano al dentista solo per cure di base, rinunciando a riabilitazione più complesse e  costose, riportando in auge la vecchia dentiera mobile a discapito di riabilitazioni fisse su impianti.

Se il fattore economico svolge un ruolo fondamentale in questo fenomeno, soprattutto in una nazione dove le cure odontoiatriche di base nei confronti dei più bisognosi  non vengono garantite dal servizio sanitario nazionale e la detraibilità fiscale delle stesse è molto bassa, è evidente come sia diffuso un approccio sbagliato   nei confronti della salute orale e delle relative cure. Penso che poche persone sceglierebbero l’ortopedico dal quale farsi impiantare una protesi in un femore semplicemente in base al prezzo, o che addirittura sulla base di queste considerazioni si recherebbero in un paese dell’est europeo per farsi curare, mentre molti lo fanno per farsi inserire viti di titanio nella mandibola o nella mascella, come se quest’ultime non fossero ossa come il femore o la tibia. Il problema alla base è quindi quello di confondere quella che è una prestazione d’opera intellettuale, che prevede innanzitutto una visita finalizzata alla formulazione di una diagnosi e di un piano di trattamento, con un prodotto presente su di uno scaffale. Nasce di conseguenza l’esigenza di valutare da parte del potenziale paziente la qualità del dentista, cosa alquanto difficile, se non impossibile, in un ambito dove il fruitore del servizio non ha quasi mai le competenze per valutare la qualità effettiva delle cure ricevute, potendo al massimo valutare la qualità percepita, spesso influenzata da parametri come la cortesia del personale, la bellezza dello studio e la pubblicità.

L’AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica), in occasione del XXXII congresso nazionale ha presentato alla stampa un decalogo che ha appunto come scopo quello di fornire ai pazienti dei criteri base per valutare  se un capsula, o corona che dir si voglia, risponda a degli standard obiettivi di qualità.

“Esistono procedure complesse per la produzione a regola d’arte di un prototipo, ad esempio una corona protesica in porcellana”, ha evidenziato Leonello Biscaro, Presidente AIOP durante la conferenza stampa di presentazione. “Vi sono passaggi clinici e tecnici, attrezzature e competenze specifiche, spesso sconosciute alla popolazione. Se l’odontoiatra è il garante della correttezza della diagnosi e di tutte le procedure cliniche, all’odontotecnico spetta il fondamentale compito di assicurare la qualità dei materiali utilizzati, ottemperando alla direttiva europea 93/42 Cee che l’Italia che recepito in maniera estremamente più rigorosa di altri Paesi europei, specialmente quelli oggetto del cosiddetto turismo odontoiatrico. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare il cittadino-paziente sul fatto che, se è difficile rapportare la qualità al prezzo, è invece logicamente possibile rapportare la non qualità al costo di produzione: al di sotto del costo di produzione è verosimile ricevere una prestazione di non qualità”.

Vediamo i punti elencati.

1. Dopo gli opportuni e quasi sempre necessari aggiustamenti in fase di controllo, la corona non deve risultare più alta degli altri denti, non deve “toccare prima”. Non c’è bisogno di “abituarsi”.

2. I contatti con i denti vicini devono essere precisi, né troppo stretti (si deve poter usare il filo interdentale), né troppo larghi (il filo interdentale deve incontrare una buona resistenza). La mancanza di contatti adeguati è molto pericolosa, in quanto i residui alimentari possono rimanere intrappolati e causare carie e problemi alle gengive.

3. Il filo interdentale non deve rompersi o sfilacciarsi. Se ciò accade, significa che probabilmente c’è qualche grossolana imprecisione nella corona o nei denti vicini.

4. Tutte le superfici devono essere perfettamente levigate. E’ fondamentale per evitare che si consumi il dente antagonista e per evitare un pericoloso accumulo di placca batterica.

5. La gengiva a contatto con il bordo della corona non deve arrossarsi, gonfiarsi o sanguinare. Se questo succede, può essere segno di imprecisione del margine della corona o di posizione non corretta del margine stesso (troppo dentro alla gengiva) o della presenza di piorrea che non era stata diagnosticata prima.

6. La corona non deve staccarsi accidentalmente, se è stata cementata con un materiale definitivo, così come il provvisorio non dovrebbe staccarsi o rompersi facilmente. Se il vostro provvisorio era instabile, verosimilmente lo sarà la corona definitiva.

7. Se non è stato programmato e non vi è stato comunicato previamente, non dovrebbero essere effettuati ritocchi (limature) dei denti naturali, sia dei vicini che dell’arcata opposta. In alcuni casi è necessario un ritocco dei denti naturali o di vecchi restauri, ma dovreste essere stati avvisati prima.

8. Il colore della ceramica deve essere simile a quello dei denti vicini, in caso di differenze o di inestetismi dovete poterli esprimere e trovare una soluzione adeguata. Dovreste, su vostra richiesta, poter parlare anche con l’odontotecnico che ha realizzato la vostra corona.

9. Se non riuscite a masticare bene con la nuova corona, se c’è sensibilità alla pressione, o addirittura al serramento dei denti, o se il cibo fibroso rimane intrappolato nel nuovo dente, c’è qualcosa che non funziona. A parte un primo momento di adattamento, una corona ben fatta deve entrare subito a far parte della bocca e deve funzionare bene.

10. Ricordate che la fine di una terapia protesica in realtà è l’inizio del percorso che vi consentirà di mantenere sia i risultati delle cure effettuate, sia la salute dei vostri denti naturali. Il programma di igiene professionale e di controlli periodici dovrà essere personalizzato in base alle condizioni dei vostri denti, alle abitudini di vita (per esempio, se siete dei forti fumatori dovrete farvi controllare più spesso) e alle vostre capacità di effettuare un’igiene domiciliare adeguata.

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